La corrida de toros: tra tortura e arte.

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Il torero è quello più famoso, insieme al matador, ma chi tra voi ha visto almeno una volta la corrida de toros non potrà dimenticare i banderilleros e i picadores e nemmeno gli uomini a cavallo con la lancia e quella strana protezione di ferro per le scarpe. Il loro nome è Rejoneadores. Ma non mancano nemmeno i Mozos de espada e i Toreros còmicos. E il registro -una sorta di ordine professionale- ha regole serie e rigide. Perfino i professionisti stranieri se vogliono praticare in Spagna devono iscriversi al registro in via temporanea. Almeno dieci, venti o venticinque differenti tipi di corride per potersi iscrivere, per dimostrare l’esperienza avuta in campo taurino.
Al di là dei differenti ruoli e della carriera, comunque sempre meno apprezzata dalla maggioranza degli stessi spagnoli, bisogna considerare che la corrida -per crudele che sia- non è certo un’invenzione degli ultimi tempi: già i greci, gli etruschi e i romani assistevano a questo spettacolo; ma sono l’Andaluciìa e l’Extremadura le zone della Spagna a più forte tradizione taurina. è in quelle ganaderìas che vengono allevati gran parte dei tori da corrida.
Ma la corrida più moderna ed elaborata, come esiste oggi, è nata in Spagna nel XII secolo. E mentre all’inizio veniva considerata una dimostrazione di abilità da parte di giovani nobili nel passaggio alla loro età adulta, è dal secolo XVII che diventa “un’arte del popolo” e si cominciano a vedere i primi toreri non abbienti. Ma l’epoca d’oro della tauromachia ha inizio intorno al 1910 con i più grandi nomi di toreri, tra cui -negli anni a seguire- El Manolete, deceduto nella cosiddetta “tragedia de Linares”, in Andalucìa, a seguito delle numerose ferite riportate dall’attacco del toro; e José Luis Dominguìn (padre del cantante Miguel Bosé) e poi rafforzata negli anni sessanta da Manuel Benìtez detto El Cordobés.
Sono ben 19 le feste tradizionali a cui partecipano i tori, in Europa; così come quelle celebrate in America. A dispetto della classica corrida, sono pratiche di gioco con i tori più popolari, con meno arte e coraggio che però divertono gli abitanti dei piccoli paesi dove le celebrazioni religiose vengono festeggiate anche con un toro in piazza di cui prendersi gioco, senza condannarlo a morte. è quello che avviene nei casi di Toro ensogado, ovvero di un toro con delle fiaccole accese applicate sulle corna e lasciato libero per la pizza e le vie principali, offrendo protezioni alle persone che desiderano prendersi gioco di lui ma senza rischiare la vita. è quello che accade in molti luoghi della Comunità valenciana e l’origine di questo festeggiamento risale alla civiltà minoica, molto tempo fa. Fino ad arrivare al più famoso Encierro di Pamplona, nato per caso a seguito di una normalissima processione agricola e religiosa, per San Firmino, quando qualcuno invece di seguire gli animali che venivano portati in città dalle campagne, decise di piazzarvisi davanti e di iniziare magari anche a correre.

Fonte: wikipedia

Cristina Bianchi

Cittadina del mondo, sociologa e scrittrice per passione dell'altra informazione, mi interesa tutto ciò che è sociale, ambiente, diritti, cooperazione, e potrei continuare a lungo! Slogan: "Mosé era solo un passatavole" - by Pres. del Consiglio

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