Spazio Urbano #01 – Shock culturale

Spazio Urbano #01 – Shock culturale
fonte: web

Lo spazio urbano è uno spazio, interno o esterno alla città, dove si producono innumerevoli relazioni; uno spazio con forti potenzialità ma anche capace di far emergere gravi problematiche quali: le difficoltà di integrazione sociale e l’incomprensione culturale, meglio identificate dal termine shock culturale.

Lo shock culturale definisce un disorientamento psicologico sofferto da quelle persone che si “trasferiscono” in culture significativamente diverse dalla propria.

Il termine Culture Shock è stato coniato dall’antropologo K. Oberg1 nel 1960, richiamando i precedenti studi di Lysgaard2, per definire: “il forte disagio che il contatto con una cultura straniera può provocare”.

K. Oberg definisce come segue: “lo shock culturale è caratterizzato dall’ansia provocata dalla perdita dei segni e simboli delle relazioni sociali a noi familiari .

Non è un fenomeno che si manifesta in tutte le persone, certa gente sembra quasi immune dallo shock culturale, ma la maggior parte può soffrirne durante un viaggio o un contatto personale.

E’ importante capire che lo shock culturale è un fenomeno normale, non il risultato di un evento specifico; si genera dall’incontro con valori e modi di vita diversi dai nostri, in quelle situazioni di forte contrasto tra le cose con cui siamo stati educati e i nuovi eventi che ci stanno succedendo.

Ogni individuo, nel corso del proprio sviluppo, apprende una serie di segni verbali o gestuali, abitudini, credenze e norme, che caratterizzano gran parte della propria cultura e che agiscono spesso in maniera automatica, come punti fermi, in risposta agli stimoli esterni.

Quando una persona entra in contatto con una cultura straniera, il bagaglio culturale appreso può risultare inadeguato alle nuove situazioni, provocando frustrazione, ansia e senso di inadeguatezza.

La reazione generalmente si manifesta con il rifiuto dell’ambiente che ha causato tale disagio.

Secondo il modello Oberg, lo shock culturale si presenta su vari livelli, crescendo gradualmente.

Il processo include quattro fasi:

- Euforia iniziale (la nuova cultura rappresenta una continua ed eccitante scoperta)

- Irritazione e ostilità (sensazione d’isolamento e forte nostalgia per le abitudini della cultura di origine)

- Graduale adattamento (si accettano le differenze della nuova cultura e si impara a far fronte alle sfide quotidiane)

- Adattamento (si minimizza l’impatto o si supera lo shock iniziale, con tempi diversi a seconda dei fattori soggettivi e sociali)

Nella realtà di tutti i giorni, nel nostro viaggiare e socializzare, la percezione delle difficoltà provoca sensazioni che spingono a mantenere un atteggiamento ostile e aggressivo verso il nuovo ambiente.

La propria cultura è ritenuta la forma migliore di condurre la vita e ognuno identifica se stesso con il proprio gruppo o paese di appartenenza, trasformando così caratteristiche individuali in etichette nazionali.

La “fase di crisi” rappresenta un momento significativo e determinante per la capacità di adeguamento e di accettazione della cultura differente, andando verso un processo di possibile integrazione.

I tempi e le fasi del processo di adattamento possono dipendere da fattori concomitanti come: il grado di diversità tra le culture, il supporto ricevuto dalla rete sociale e dalla flessibilità personale di ogni individuo.

Per cambiare l’ambiente che sentiamo a noi ostile è necessario cambiare il proprio modo di interagire, permettendo così una notevole riduzione dell’ansia derivante dalle tensioni.

Le ostilità si presentano a noi quando un ambiente quale spazio urbano, città, o Paese che sia, subisce delle trasformazioni.

Le trasformazioni dello spazio urbano dovrebbero avere come punto di partenza il miglioramento delle condizioni di vita e d’interazione sociale, in quanto i processi evolutivi, e di glocalizzazione3, porteranno la società contemporanea a confrontarsi con forme di convivenza sempre più eterogenea, dove il rapporto e la relazione con il “diverso” saranno inevitabili.

1 http://en.wikipedia.org/wiki/Kalervo_Oberg

2 Lysgaard, S. (1955). “Adjustment in a foreign society: Norwegian Fulbright grantees visiting the United States”.

3 http://it.wikipedia.org/wiki/Glocalizzazione

Iacopo Fiorani

Dopo essersi laureato in Pianificazione e Politiche per l’Ambiente a Venezia, in Tecnico del Territorio a Urbino, e aver praticato un Master di Intervenzione e Gestione del Paesaggio a Barcellona, si inserisce nella rivista con interesse e volontà. I numerosi viaggi gli hanno stimolato interessi sulla comunità europea, così variegata e affascinante, assoluta protagonista della vivacità e dell’originalità delle città. Analizza l’aspetto sociale e la percezione dei cittadini riguardo i progetti urbani che vengono loro proposti, attraverso le dinamiche di aggressione dello spazio pubblico.

Leave a comment

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Your email is never shared. Required fields are marked *