I giorni contati dello stato sociale europeo
In Europa si fa un gran parlare di tagli alla spesa pubblica. Tagli per 15 miliardi di € in Spagna, 30 miliardi in Grecia, 7 miliardi annunciati dal nuovo governo conservatore inglese, 5 miliardi in Francia. Per arrivare, da ultimo, ai 24 miliardi di tagli italiani.
Come mai in Europa si sta diffondendo una febbre di tagli alla spesa pubblica?
Il motivo è semplice. Il perimetro della spesa pubblica, in Europa, negli ultimi 40 anni è semplicemente esploso.
Guardiamo i dati.
La spesa pubblica primaria italiana (al netto degli interessi sul debito) è aumentata costantemente. Negli anni ’60, di 4,6 punti (dal 27 al 32% PIL). Negli anni ’70 è cresciuta di altri 4,8 punti, e negli anni ’80 di 7,2 punti. Dal ’90 al 2000 è scesa di 4,1 punti del PIL (anni del risanamento obbligato per entrare nell’euro). Negli ultimi 10 anni è aumentata di 8 punti, arrivando al 47,9% del PIL nel 2009.
In Europa è stata soprattutto l’espansione del welfare, dagli anni ’60 in poi, a costruire quello che il Washington Post chiama “un contratto sociale decisamente generoso per i lavoratori e i pensionanti, ma insostenibile per una popolazione che invecchia”.
Come sostiene Ostellino, l’«alibi sociale» ha giustificato l’ipertrofia e l’autoreferenzialità burocratiche dello Stato moderno, il quale produce «plusvalore politico» per chi ne detiene il potere con l’eccesso di spesa pubblica e di tassazione. Per recuperare la fiducia dei mercati ed evitare il crollo di credibilità che ha investito la Grecia è necessario rivedere il perimetro dei bilanci europei. Un forte ridimensionamento dei sistemi di welfare, unito a una forte razionalizzazione delle spese, sembra essere l’unica via percorribile.



8 Comments
La tua analisi fa risaltare la pessima posizione dell’italia, seconda solo alla grecia in questa classifica.
Ho solo una domanda: i tagli sono la sola misura necessaria per risanare il bilancio oppure il governo ha fatto questa scelta per evitare di alzare le aliquote fiscali, e quindi fare una figuraccia coi propri elettori?
Non aumentare le detrazioni dallo stipendio e, in compenso, adottare misure come il pedaggio sul raccordo anulare di Roma (un lavoratore che lo percorre tutti i giorni si trova a pagare 40 € in più al mese), oppure rateizzare in più anni la liquidazione dei dipendenti pubblici è veramente “non andare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini”?
retifico: il lavoratore spende 80 €, dovrà pure tornare a casa.
Eheh Feltri docet..
Guarda a mio parere alzare le aliquote ora, con una pressione fiscale ai massimi storici, se da un lato potrebbe contribuire a riequilibrare i conti, di certo non spingerebbe la crescita, che da anni è il nostro primo problema.
Anzi.
Ad esempio una serie di economisti italiano stanno dicendo che questo è il momento giusto per abbassare le tasse, invece di alzarle.
http://www.chicago-blog.it/2010/05/28/ecco-perche-il-tempo-della-riforma-fiscale-e-ora/
Feltri lo considero un esperto di economia che riesco a capire, come del resto lei dottor Zaccarelli, e le mie domande, anche se con una vena provocatoria, erano sincere.
Che ci sia il bisogno di spostare la crescita italiana dallo zero virgola credo sia più che condivisibile, io però da ignorante mi chiedo: la quantità di soldi in un bilancio è finita, per un stato immagino si tratti di cifre approssimative, però è così difficile individuare la via di fuga di tutti quei soldi che non permettono di aumentare la crescita? Perché per crescere occorre investire e attirare investimenti, e questi ultimi arrivano se trovano un’economia sicura, giusto? E i tagli, mi sembra di capire anche dai signori di chicago-blog.it , sono quantomento insufficienti,
Certo Bruno, ma io non sto assolutamente dando credito alla manovra del governo, che secondo me è decisamente insufficiente proprio perchè non individua un percorso di ridimensionamento della spesa a lungo termine.
L’unica cosa che critico del tuo intervento è che non credo si tratti di un “levare soldi dalle tasche degli italiani vestito da tagli”: qui si parla di riduzioni di stipendi ingenti, di pensioni, di enti.
Non sarà una strategia di tagli mirata e a lungo termine, ma di tagli ingenti si tratta (tra l’altro il quantum delle misure supera ampiamente quelle adottate nel resto d’europa)
come gia detto le mie domande sono sincere, non trattandosi di cellule o farmaci (e comunque avrei qualche difficoltà) non ne capisco tanto, e volevo sapere una tua opinione.
e sarei felice di sentire altre campane, credo che questi provvedimenti incidano molto di più sulla vita di un paese di quello che si pensi, e già che ci sono rilancio, sperando che qualcuno raccolga:
vorrei anche avere un’opinione sulla manovra proposta dall’IDV, ho visto la notizia al TG oggi e non sono ancora riuscito a trovare qualcosa online, appena trovo qualcosa mando il link, rimane il fatto che Di Pietro & Co. stanno cercando, lentissimamente, di uscire dal pantano dell’antiberlusconismo, e il PD che fa?è una mia impressione o è piuttosto latitante?
ecco, appunto…io non capisco nulla di economia, ma chiedevo ai dottori: se diminuiscono i consumi, come fa l’economia a crescere? Tagliare significa anche ridurre i consumi? Non è un circolo vizioso?
Bè tagliare non vuol dire necessariamente ridurre i consumi.
Può voler dire razionalizzare: se ho 15 enti con 18 dirigenti, posso chiedermi se potrei produrre lo stesso output con 15 dirigenti (oppure accorpando 2 enti).
Può voler dire ridurre inequità: come il discorso sulle pensioni di invalidità date indiscriminatamente.
Può voler dire avere un bilancio più credibile nei confronti di chi detiene il nostro debito: dunque un passo in avanti verso la solvibilità.
Può dare accesso ai fondi predisposti dall’Europa per i paesi a rischio.
Ma soprattutto può essere un viatico per dare soldi a chi lo merita davvero, e non a tutti indiscriminatamente: ad esempio sul capitolo scuola/dipendenti pubblici.
Questo sì che può essere un volano di crescita.