Licio Gelli, Silvio Berlusconi e il piano della P2
Dopo un lungo temporale, tremante, il sole annega nel rosso mare d’Italia mentre un’onda lo trascina a riva per riempire un guscio vuoto di conchiglia dimenticato su migliaia di tiepidi granelli di sabbia fieri di essere nient’altro che granelli di sabbia…
Poi l’inquinamento, uno di quegli inquinamenti che hanno un inizio indefinito, uno sviluppo nebuloso ed una fine inesistente.
In quel mare ci sono tanti bagnanti, ma quello che è più importante per noi è un Cavaliere di Malta, un uomo già accusato di essere coinvolto nell’”Operazione Gladio”. Il protagonista di questa vicenda, quasi tutta italiana, è Licio Gelli: nato a Pistoia nell’aprile del 1919, partì volontario per la così detta “spedizione delle Camice Nere” voluta da Mussolini in terra di Spagna in aiuto del dittatore Franco. Poi fece carriera all’interno dell’apparato fascista fino a diventare ufficiale di collegamento tra il Governo italiano e il Terzo Reich tedesco durante l’occupazione in Jugoslavia. Infine diventò, come tanti, imprenditore dopo la caduta del fascismo.
Anni ’70. In un’Italia che si riscopriva povera dopo il “Boom Economico”, in un’Italia che si risvegliava dal sogno del “Miracolo Italiano” la tensione sociale cresce. Sono gli anni delle contestazioni post sessantottine, il declino dei sindacati e quindi l’avvento degli anni di piombo tra stragi rosse e stragi nere; sono gli anni del delitto di Aldo Moro e quello di Peppino Impastato. Sono gli anni degli omicidi irrisolti, degli scheletri negli armadi da nascondere e del DC9 abbattuto su Ustica: il muro di gomma. Sono anche gli anni della televisione a colori, delle “Prove tecniche di trasmissione” e delle radio libere, come “Radio Alice”, chiuse “manu armata”.
Questo inquinamento ha un nome “Propaganda Due”, meglio nota come “P2″. Una struttura “coperta”, cioè segreta, appartenente alle logge massoniche del “Grande Oriente d’Italia” in attività già sul finire degli anni ’60.
Sera del 16 marzo 1981, un lunedì come altri. Nell’ambito dell’inchiesta sul presunto rapimento del banchiere siciliano Michele Sindona, due magistrati di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, affidano al colonnello della Guardia di Finanza Vincenzo Bianchi il compito di far irruzione in alcune proprietà di Licio Gelli. L’ordine è tassativo: il colonnello non deve informare nessuno, non deve avere alcun contatto con le autorità locali (i carabinieri, la polizia, la magistratura del posto e neppure i comandi della Guardia di Finanza). I suoi finanzieri, arrivati in Toscana, non passano la notte nella caserma di Arezzo, ma si disperdono in diverse località lì attorno.
All’alba di quel 17 marzo scatta l’operazione. In una delle proprietà di Licio Gelli, la fabbrica “Gioele” di Castiglion Fibocchi, la G.d.F. rinviene in una cassaforte i registri della loggia massonica P2, con i membri e le posizioni di ciascuno (una lista di 962 nomi): tra questi spicca il nome del Generale Orazio Giannini (tessera P2 n° 832), all’epoca dei fatti Comandante Generale proprio della Guardia di Finanza. Tutti i documenti sequestrati vengono portati a Milano. Capito il peso del ritrovamento, il 25 marzo i due magistrati si recano dall’allora Capo del Governo, Arnaldo Forlani. «Ci siamo guardati negli occhi in silenzio», ricorda Colombo, «il funzionario davanti a noi era il prefetto Mario Semprini, tessera P2 n° 1637». Forlani domanda se le carte trovate possano essere non autentiche, dei falsi. I due giudici gli mostrano una firma autografa del ministro della Giustizia Adolfo Sarti sulla domanda d’iscrizione alla loggia. Chiedono: «Signor Presidente, avrà certamente un documento controfirmato dal suo ministro Guardasigilli». Forlani ne prende uno, confronta i due fogli, le firme sono della stessa mano e si convince. «Datemi tempo di riflettere» conclude Forlani. «Di solito offro agli ospiti di riguardo un aereo dei servizi per tornare a casa. Mi pare che questa volta non sia il caso».
Nel carteggio vi erano alti ufficiali delle forze armate, tutti i capi dei servizi segreti italiani (sia di derivazione politica sia di carriera), funzionari pubblici, magistrati, industriali e giornalisti.
L’intero apparato politico viene investito dallo scandalo: era ormai indiscutibile che nel Bel Paese vi fosse una struttura segreta il cui scopo fosse quello di controllare le leve del potere in Italia. Nel giugno del 1981 Arnaldo Forlani fu costretto a dimettersi per aver ritardato la pubblicazione della lista. Nel luglio del 1982 viene sequestrato a Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) il “Piano di rinascita democratica” in 53 punti della loggia P2. Da questi ritrovamenti partono diverse inchieste, sia parlamentari che giudiziarie che non porteranno a nulla.
Tra i punti più significativi del memorandum, vi era quello di portare il Consiglio Superiore della Magistratura ad “essere responsabile verso il Parlamento”, separare le carriere dei magistrati, “nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati e senatori”, rompere l’unità sindacale e abolire il monopolio della Rai per arrivare ad avere il controllo dei mezzi di comunicazione.
Gli uomini “da reclutare” nei partiti, dovevano ottenere il “predominio” (testuale) sulle proprie organizzazioni, mentre i giornalisti “acquisiti” avrebbero dovuto “simpatizzare” per gli uomini segnalati dalla loggia.
Il programma non faceva altro che preannunciare una serie di pressioni e di azioni che avrebbero mirato a conquistare il potere per conferirlo a fidati iscritti della loggia, o loro simpatizzanti.
Poi tutto tacque. Ma si sa, la segretezza (altri direbbero “riservatezza”) è una delle caratteristiche fondamentali di ogni massoneria. L’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, in un’intervista pubblicata sul settimanale “Sette” del “Corriere della Sera” il 18 luglio del 2002, dichiara: «Ho la sensazione che abbia ripreso influenza. Sempre più spesso sento dire: “Quello è un massone”. Intendiamoci, ci sono persone degnissime, come il mio amico Roversi Monaco, rettore dell’Università di Bologna, che per questo ebbe anche l’umiliazione di un’inchiesta giudiziaria. Ho la certezza che i miei amici ministri lo siano, ma non faccio i nomi perché essere massoni in Italia sembra una cosa disonorevole». In effetti il rilancio della massoneria esoterica trova il terreno fertile nell’establishment nuovo che dal 13 maggio 2001 governa il nostro Paese. “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” come disse George Orwell, infatti…
Nel settembre del 2002 (a poco più di un anno dall’insediamento del nuovo Governo Berlusconi), l’unità sindacale va in frantumi: la Cisl e la Uil insieme a Confindustria firmano con l’Esecutivo un accordo (il “Patto per l’Italia”) che contiene al suo interno la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: la Cgil non firma, la rottura tra i sindacati è inevitabile.
Il 3 maggio del 2004 viene approvata in via definitiva la cosiddetta “Legge Gasparri” che ridefinisce la materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI – Radiotelevisione italiana s.p.a. – nonché delega al Governo per l’emanazione del testo unico della radiotelevisione. Interrogato sul nucleo centrale della legge, Vittorio Dotti (ex avvocato di Berlusconi ed ex capogruppo di Forza Italia), afferma «L’espediente a cui ricorre la legge è terribile, è quello di identificare un mercato rilevante, di proporzioni talmente enormi che le quote da cui ciascun operatore può attingere sono altissime e quindi prosciugano tutte le risorse che ci possono essere sul mercato, impedendo che soggetti terzi possano entrarci. La gravità sta proprio in questo meccanismo perverso: se i tetti vengono fissati su un mercato così largo sarà difficile che, ad esempio, gli editori della carta stampata non siano penalizzati. Con questo scherzetto viene in sostanza preclusa ogni forma di pluralismo a favore di interessi di parte» (“Il Manifesto”, 3 dicembre 2003).
Il 30 novembre del 2004 viene approvata la “Riforma dell’Ordinamento Giudiziario” che tra le altre cose prevede la separazione delle carriere per la magistratura. Dall’intervento dell’On. Luigi Vitali (Forza Italia) alla Camera dei Deputati del 1° dicembre 2004: “Noi abbiamo adottato lo strumento della separazione delle funzioni, assolutamente compatibile con il nostro sistema, con i tempi nei quali viviamo e con i sistemi europei. Ciò tenuto conto – lo dico a titolo personale – che sarei stato favorevole ad una netta separazione delle carriere, tant’è vero che, nel febbraio 2002, ho depositato come primo firmatario una proposta di legge costituzionale per la separazione delle carriere.”
Il 19 gennaio del 2005 l’ing. Roberto Castelli (Guardasigilli del Governo Berlusconi, Lega Nord) dichiara in un’intervista pubblicata su “la Padania” di voler «una riforma costituzionale per dare vita a un nuovo organismo giudicante composto da giuristi, avvocati, magistrati indipendenti dall’ordinamento giudiziario».
Il fatto che Berlusconi facesse parte della P2 (tessera n° 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, 26 Gennaio 1978) poco importa, poco importa anche il fatto che abbia dichiarato durante il processo «In quella loggia c’erano persone di fronte alle quali togliersi tanto di cappello». Ciò che importa è che è ormai palese che la massoneria sta rivivendo un nuovo periodo di splendore.
Oggi Licio Gelli ha 87 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua Villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta dell’Ambrosiano: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti» (da un’intervista rilasciata da Licio Gelli a “Repubblica” pubblicata il 28 settembre 2003).
Il nostro, come disse Sciascia, è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare.
(Rocco Chinnici, Giudice ucciso dalla Mafia con un’autobomba a Palermo il 29 luglio del 1983)
Non ci si può bagnare due volte nello stesso mare, soprattutto se quest’ultimo è inquinato.



One Comment
Complimenti a chi ha scritto questo articolo, peccato che la maggior parte degli italiani queste cose non le sappia.
D’altronde il monopolio delle informazioni, in Italia come in tutte le dittature del mondo, mira proprio a questo, a tenere all’oscuro le persone da fatti scomodi…
Mi piange il cuore a pensare che ci stanno riuscendo davvero a tenerci all’oscuro di tutto.