Berlusconi Tze-Tung e la rivoluzione del predellino
Un nuovo spettro si aggira per l’Europa. In Francia Sarkozy governa col sostegno di una buona parte della cultura di sinistra, e col termine rupture realizza un nuovo modo di fare politica, costruendo le riforme con l’opposizione e senza coinvolgere il sindacato. In Germania dalle macerie dei due blocchi antagonisti è nata una coalizione bicolore che dopo due anni non dà il minimo segno di cedimento.
Persino Zapatero dopo anni di retorica anti-franchista comincia a riconoscere le responsabilità dei popolari nel rilancio economico della Spagna.
Ovunque prevale la tendenza alle larghe intese.
Classificare allora la recente apertura di Berlusconi come un semplice dato italiano sarebbe stupido.
E’ sicuramente qualcosa di più.
Da cosa deriva questa tendenza dei modelli europei ad abbandonare le classiche coalizioni e a ricercare alleanze trasversali?
Presto detto. Dalla constatazione che oggi i tradizionali assetti politici bipolari non consentono più di garantire la crescita. Questo discorso vale in particolare per il modello italiano.
Prendasi Forza Italia: cosa può spingere un partito sinora dominato da logiche di aperto conflitto ideologico col nemico comunista, a dialogare con l’opposizione? Che Berlusconi stia diventando maoista, come sostiene Ferrara?
Il merito di Berlusconi sta nell’ aver capito che se anche si tornasse alle urne e lui vincesse, non sarebbe in grado di governare come desidera. Così come non gli è stato possibile nei 5 anni di governo. Troppi i partiti coi quali contrattare, troppe le forze sociali da accontentare, troppe le personalità da far sedere su poltrone importanti.
E non solo. Berlusconi, pur presentandosi nel ’94 come l’imprenditore che avrebbe rivoluzionato la politica, concretizzò il bipolarismo radicalizzato e ideologizzato che conosciamo oggi, creando lo spettro del pericolo comunista come collante per un centrodestra che non era mai esistito in Italia. Il risultato fu un ritorno allo scontro politico sui toni vissuti prima della caduta del Muro. E nel corso degli anni lo scontro ideologico si è connaturato alla politica italiana, a destra e a sinistra, impedendo ai vari governi di realizzare le riforme di cui necessitava il paese: sulle infrastrutture (tav, rigassificatori, nucleare) si è posto un veto ecologista; sulle liberalizzazioni hanno vinto le corporazioni (avvocati, farmacisti, tassisti e banche), protette prima da sinistra e poi da destra in chiave anti-governativa; sulla politica estera si trasforma ogni questione in uno scontro tra anti- e filo-americani. Il risultato è una distorsione del dibattito, che non permette di valutare i problemi in ottica analitica e fattiva.
Questi due elementi, il continuo compromesso delle grandi forze con le piccole e l’ideologizzazione del confronto politico hanno dato vita a governi il cui unico obiettivo è sopravvivere senza affrontare i nodi decisivi per il paese.
Merito di Pd e Pdl è stato proprio riconoscere l’ improduttività come il problema fondamentale della politica italiana. E soltanto i due partiti più forti possono, insieme, chiudere questa fase politica. Che sia stato proprio il fautore dell’ attuale modello bipolare, Berlusconi, a proporre un cambiamento, è segno di come questo sistema abbia ormai fatto il suo tempo.
Oggi per Veltroni si presenta un bivio: mantenere il sostegno all’attuale governo, delegittimato dal futuro progetto politico e concorrenziale con la sua idea di Pd, o scegliere il dialogo con Berlusconi per tentare di cambiare il sistema politico attuale.
Seguire entrambe le strategie non si può: Veltroni sa che Berlusconi non accetterà mai di fare l’alleato di mattina e l’opposizione di pomeriggio.
Se si vuole davvero il dialogo, l’unica strada è smarcarsi dall’attuale governo e darsi una road map per approvare legge elettorale e tornare a votare.
Altrimenti il rischio è che entrambi scelgano il dialogo come tentativo di facciata per rafforzarsi politicamente alle spalle del nemico.
C’è una terza strada, a dir la verità. Uno dei primi effetti che ha sortito l’uscita di Berlusconi è stato lo smarcamento di Casini e Tabacci. Per determinare la fattibilità dell’ accordo tra Berlusconi e Veltroni, determinante sarà la contromossa dei centristi. Se alcuni sceglieranno di aderire al progetto del Pdl, si avrà uno sfaldamento del centro a favore dei due maggiori partiti. Se invece Casini sarà in grado di rilanciare sullo stesso terreno del Cavaliere, ovvero del dialogo, qualcosa di diverso potrebbe accadere. Un centro con un progetto e personalità riformiste (alla Pezzotta e Montezemolo, per intendersi) potrebbe rappresentare un polo d’ attrazione per una buona parte dell’ elettorato di Pd e Pdl, indebolendo il progetto politico di entrambi e ponendosi sullo scenario italiano come l’ ago della bilancia per la formazione dei futuri governi.
Ma tutto dipende dalla legge elettorale che si vuole e si deve riformare. E soprattutto, da chi avrà la forza di farlo.


