Sbatti il mostro in prima pagina

Sbatti il mostro in prima pagina
fonte: Ed Stein

Questi pochi minuti del film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Gian Maria Volontè, anche se quegli anni lì, noi, non li abbiamo vissuti, ci sembrano così attuali, così veri.

Erano altri tempi: A Milano si sparava per strada, al governo c’era la Democrazia Cristiana e la TV era ancora un monopolio pubblico in bianco e nero.

Eppure negli ultimi quarant’anni il panorama dell’informazione e dell’editoria è cambiato drammaticamente, ha navigato in acque tempestose e ha dovuto adattarsi agli inediti paesaggi tecnologici dell’Arcipelago Web.[1] Prima ci sono state le Radio Libere[2] che hanno rivendicato il diritto alla banda, poi il Far West[3] televisivo ci ha insegnato che le leggi difficilmente riescono a tenere il passo con il progresso tecnologico, e, mentre la televisione commerciale ci ha trasformato in pedine in palio durante gare di ascolti è arrivato Internet che rompendo il paradigma spazio-temporale ha spalancato le porte all’informazione in real-time segnando l’inizio del declino della carta stampata.

Erano altri tempi: quelli del Sindacato “militante”, degli immigrati meridionali, delle antenne e del tubo catodico.

Eppure negli ultimi quarant’anni il panorama dell’informazione e dell’editoria non è cambiato  tanto: continuano a esserci i ragazzetti aspiranti giornalisti con il sogno di poter scrivere, così come continuano a esserci redattori che danno loro lezioni di semantica applicata all’informazione, insegnandogli a limare aggettivi in nome di una sintesi strumentale: Immigrato, è come dire disoccupato padre di cinque figli, anzi, dai un informazione in più.

Selezionare fatti, titoli e parole non è mai un’operazione neutra. Facendo questo i grandi mezzi di comunicazione con i loro interessi politici ed economici non fanno altro che definire l’Agenda Setting e la gerarchia informativa degli italiani i quali silenziosamente mandano giù. Perché se è vero che gli editori hanno grandi responsabilità nello stabilire la dieta mediatica di tutti noi è altrettanto vero che oggi come ieri il lettore quello che cerca è una parola pacata e definitiva.

Erano altri tempi.

E sorge spontaneo chiedersi che ne è oggi di quel lettore? di quell’uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce e crea reddito? Adesso che il digitale ha sostituito l’analogico? che si sono moltiplicate sia le televisioni che le pagine dei giornali? che Internet ormai alla portata di tutti? Oggi che fine ha fatto tutta l’opinione che conta nel paese?

È vero siamo cambiati: oggi leggiamo il giornale sull’I-pad mentre telefoniamo a un amico e guardiamo spezzoni di telegiornale riprogrammati su YouTube.

Ma in fondo non siamo cambiati perché questi pochi minuti del film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Gian Maria Volontè, anche se quegli anni lì, noi, non li abbiamo vissuti, ci sembrano così attuali, così veri.

Il lettore apre il giornale, guarda, se gli va legge e se non gli va tira via, ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni, senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo. E chi non è colpevole, scagli la prima pietra.

- – - -

1. David Weinberger, Arcipelago Web I Sperling & Kupfer 2002. Internet è una rivoluzione e il suo impatto è già evidente sui mercati globali e sulla cultura aziendale. Ma, come mostra Weinberger in questo libro, il tipo di comunicazione creato dal web trasformerà non solo le istituzioni sociali ma anche le nozioni di base della nostra cultura e delle nostre relazioni: il tempo, lo spazio, la coscienza di sé. E anche la socialità non può che cambiare radicalmente.
2. http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_libere. All’inizio degli anni ’70 si crearono le condizioni per la radiofonia privata nei principali paesi europei, con l’Italia in prima fila per numero di emittenti e numero di ascoltatori. Questo faceva seguito alle dure contestazioni del 68’ e successivamente del 72, anni in cui la voce operaia e giovanile fecero tremare e cadere numerosi governi. Nelle rivendicazioni di quegli anni c’era il grande desiderio di crescita della libertà individuale, ed oggi possiamo dirlo, anche il desiderio di poter scegliere in autonomia le fonti di informazione.
3. http://it.wikipedia.org/wiki/Occupazione_dell%27etere. Anche se la Corte Costituzionale (sentenza n. 224 del 1976) aveva autorizzato le televisioni libere solo in ambito locale, negli anni successivi al 1976 si verifica la formazione, in rapida successione, di vere e proprie reti nazionali di proprietà di grandi gruppi industriali.

Laura Ceglia

Laureata in Comunicazione Pubblica e Internazionale approda a Gheminga dopo aver a lungo girovagato. Spagna, Argentina, Belgio: tra un aereo e l'altro ha scritto due tesi sugli effetti della comunicazione politica e ha lavorato nel contesto della progettazione europea in materia di Media Literacy e protezione del telespettatore. Attualmente in cerca di occupazione si diletta a esplorare i meandri del web 2.0 e interessandosi di marketing non convenzionale (viral, guerrilla, buzz, etc..), new-tecnology e social media.

3 Comments

Leave a comment

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Your email is never shared. Required fields are marked *