Rolling Berlusconi
Anche se è già uscito da qualche mese, credo che non ci sia momento migliore per parlare dell’ultimo video virale costruito ad hoc[1] per la rivista italiana Rolling Stone. Si tratta di uno Spot di denuncia che, con un tono ironico e crudo, vuole scuotere il pubblico mettendolo di fronte alla realtà dei fatti: sul palcoscenico non c’è più spazio per chitarre, tatuaggi, giacche di pelle e borchie, perchè ora sono i politici a fare la vita delle Rock Star.
Com’è successo? Possibile che gli eccessi e le trasgressioni legate all’immaginario del Rock n’Roll facciano ormai parte del passato? Sembrerebbe di sì.
La rivista Rolling Stone non è nuova a polemiche di questo tipo, basti ricordare come nel 2009 avesse dedicato la sua copertina più prestigiosa al nostro Premier nominandolo Rock Star dell’anno. In questa scelta redazionale “la votazione è avvenuta all’unanimità, – aveva motivato Carlo Antonelli, direttore della rivista – per evidenti meriti dovuti a uno stile di vita per il quale la definizione di Rock n’Roll va persino stretta. I Rod Stewart, i Brian Jones, i Keith Richards dei tempi d’oro sono pivellini in confronto. La ‘Neverland’ di Michael Jackson è una mansardina in confronto a Villa Certosa, e via così. Siamo ben fuori dal dispensare giudizi da destra o da sinistra. Siamo solo osservatori che constatano ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno. I comportamenti quotidiani di Silvio – prosegue Antonelli – la sua furia vitale, il suo stile di vita inimitabile, gli hanno regalato negli anni un’incredibile popolarità internazionale”.
Ma veniamo al nostro spot virale:
Non possiamo più far finta di niente, al confronto dei politici siamo delle mezze seghe…
Svegliaaaa… Nelle auto blu ci sono più festini che nei nostri back stage,
le loro intercettazioni sono più porche delle nostre interviste
In tempi in cui la mediatizzazione[2] è incalzante, la personalizzazione sempre più spinta e la campagna elettorale permanente, il mondo della comunicazione politica vede fondersi la sfera della vita pubblica e quella della vita privata dei suoi rappresentanti istituzionali.
Nella società dello spettacolo,[3]infatti, in cui la visibilità mediatica è diventata vera e propria moneta di scambio, assistiamo a dinamiche comunicative volte alla spettacolarizzazione e al sensazionalismo all’interno delle quali il sistema dei media mette in scena il pettegolezzo politico attraverso scandali e pratiche di muck-ranking[4]. L’obiettivo di queste strategie è sempre lo stesso: delegittimare l’avversario. E non importa se per farlo si debba cancellare la linea di demarcazione tra dimensione pubblica e privata dei comportamenti: la politica informa ed intrattiene, e – con gioia del grande pubblico – il Gossip entra a far parte del dibattito pubblico mentre i politici, sorridendo dalle pagine dei rotocalchi, si trasformano nelle vere Rock Star dei giorni nostri.
persino le loro madri si vergognano più delle nostre
loro sono delle eroiche puttane
La rivista americana Foreign Policy ci ricorda i versi che Dante Alighieri aveva già dedicato al nostro Paese, le sue parole sono così calzanti che viene da chiedersi quanti secoli dovranno passare prima che l’Italia esca dal Purgatorio: «Ahi serva Italia, di dolore ostello/ nave sanza nocchiero in gran tempesta/ non donna di province, ma bordello[5]!».
Il “bordello politico” è il terreno ideale per far scoppiare uno, nessuno, centomila scandali e di questi tempi non potrebbe esserci protagonista migliore di Silvio Berlusconi, comunic-attore encomiabile e camaleontico che non disdegna neanche le parti più difficili: il Don Govanni, il puttaniere, il padre di famiglia, il ruffiano, il pedofilo, il fidanzatino e chi più ne ha più ne metta. La sua politica mediatica travalica i margini temporali delle campagne elettorali e mira alla creazione di un continuo processo d’informazione e diffusione d’immagini politicamente rilevanti che calamitino l’attenzione del pubblico. E mentre tutto il paese vive con vergogna mista a curiosità l’evolversi delle vicende personali del proprio Premier, l’Italia attraversa una delle sue più grandi crisi di legittimazione politica sia sul piano nazionale che su quello internazionale.
E noi, noi cosa siamo diventati? Le ragazzette da sposare!
riprendiamoci i coma etilici, i fetori passionali,
dirottiamo sull’ edonismo e smettiamola di fare i concerti per salvare le balene!
Il Rock n’Roll ha contribuito a cambiare la storia. Prima dei Beatles “i giovani” venivano a stento riconosciuti come entità sociale autonoma, senza Blowing in the wind il movimeto pacifista non sarebbe stato lo stesso e se non ci fosse stata Madonna… beh ci saremmo divertiti meno a infrangere molti tabù! Ma se è vero che la musica può farsi promotrice di segnali forti e gesti eclatanti – come è successo con i concerti Life Aid nell ‘85 e Life 8 vent’anni dopo – il monito della rivista Rolling Stone è chiaro: ci sono problemi più grossi delle balene! E invita tutti quelli che amano la musica ad aprire gli occhi e a manifestare il loro senso d’inquietudine protestando contro una cultura del “promozionalismo” in cui politici, governi e aziende promuovono i proprio interessi al di sopra di quelli della collettività. Svegliaaaaa!!! “Solo così riusciremo a riprenderci ciò che è nostro o lasceremo a loro non solo il potere ma anche il Rock n’Roll”.
[1] Si chiama “Life n’Roll” ideato dall’ agenzia D’Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO, La regia è di Marco Gentile, la casa di produzione è Diaviva.
[2] http://www.scienzepolitiche.unimi.it/files/_ITA_/COM/BERBERI-paper_mediatizzazione-RIVISTO.pdf
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Debord
[4] Nella tradizione del giornalismo americano (che non è affatto perfetto ma in larga parte segue standard elevati di professionalità e di indipendenza), una categoria di riferimento è quella del “muck-raking”, che letteralmente si può tradurre come “il rimestamento del fango”. Non è difficile capire che cosa s’intenda: un giornalismo che rimesta nei rifiuti – nella merda, verrebbe da dire – per scoprire che cosa ci sia dentro. Ora, la parte più nobile di questo raking è certamente il giornalismo d’inchiesta; la parte invece più volgare è il giornalismo scandalistico. La linea di demarcazione tra i due giornalismi non è sempre netta, e però alla fine non appare difficile trovare il campo di appartenenza, pur nelle inevitabili contaminazioni.
[5] http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/09/14/the_bordello_state



2 Comments
Bellissimo spot…agghiacciante! Bordello politico, bordello sociale…dove finiremo?? Ma davvero basterebbe svegliarsi?? Magari fosse solo un brutto sogno…
Siamo un paese atipico nell’affrontare gli scandali politici, ho sempre pensato che il fatto che gli italiani nonostante la forte matrice cattolica non attribuissero alla vita privata dei politici la stessa importanza che gli danno gli anglosassoni fosse una cosa positiva…
ma finire per fare le comparse di un reality show con tanto di sceneggiatura è davvero troppo!